Two Poems by Lorenzo Carlucci, Translated by Todd Portnowitz


[ dear god, no! ] 

asylum, political. heart. spoiled world enamored. I can’t speak and I can’t keep quiet. music notebook. with their stomachs on the ground little kids learn rhythm. violence. vanity. waste. neither this nor that. stars. labyrinth. heaps of stars. stars stretched out. stars packed in. stars jabbed in your head.

I left my head empty for you, world, and you have nothing to say. I tore open my brain before you did, father, time, and you have nothing to say. I packed up my house. ideas, opinions, belongings. I packed up my house and naturally I stayed here on my own. and you don’t even show up. I waited for you forever like a woman, by a palace wall by a wall with sky blue stones by a sky palace by constellations of stars by heaps of thoughts by hills filled with the dead I waited forever I tossed my notebooks you were a woman, god, you were a woman who wouldn’t respond. 

I emptied my head I beat my head against the wall until all my thoughts, affairs, belongings fell out and for a while only horrible shadows, fears, impulses flitted around, like an abandoned house with thieves inside. and everyone knew my women, mothers grandmothers daughters slaves. and everyone ate my leftovers. and so my head was empty and I threw my bookbag down by the hill (there’s a school at the bottom) and I’d already forgotten my bookbag at the movie theater that afternoon, in the warmth of old mens’ thighs.

[ per dio, no! ]

asilo, politico. cuore. immondo mondo amore. non posso né parlare né tacere. quaderno da musica. col ventre a terra i bimbi imparano a ritmare. la violenza. la vanità. lo spreco. né questo né quello. stelle. labirinto. stelle a spreco. stelle stese. stesse fitte. stelle confitte in testa.

ho lasciato vuota la mia testa per te, mondo, e tu non hai niente da dire. mi sono straziato il cervello prima che lo facessi tu, padre, tempo, e tu non hai niente da dire. ho sbaraccato casa. idee opinioni affetti. ho sbaraccato casa e sono naturalmente restato qui da solo. e tu non ti affacci neppure. ti ho aspettato tanto come una donna, davanti al muro del palazzo davanti al muro di pietre celesti davanti al palazzo del cielo davanti a costellazioni di stelle davanti a cataste di pensieri davanti a colline ripiene di morti ti ho aspettato tanto ho buttato i quaderni eri una donna, dio, eri una donna che non rispondeva.

ho fatto vuota la mia testa l’ho battuta al muro finché non sono caduti tutti i pensieri gli affanni gli affetti è rimasta per molto soltanto trascorsa da orribili ombre dalle paure dalle pulsioni come una casa abbandonata in cui si aggirano i predoni. e tutti hanno conosciuto le mie donne, le madri le nonne le figlie le schiave. e tutti hanno mangiato i miei resti. allora la testa era vuota e io avevo buttato la borsa dei libri giù per il fianco della collina (in fondo c’è una scuola) e già avevo dimenticato la borsa dei libri al cinema del pomeriggio, nel calore delle cosce dei vecchi.